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Storia

  • 1500

    L’edificio si affaccia sulla piazza che nel Cinquecento non portava ancora il nome dell’imponente Palazzo Barberini, ma era conosciuta con altre denominazioni.


    La denominazione risalente alla metà del XVI secolo era “Piazza Grimana” per una vigna ed una casa di proprietà del patriarca di Aquileja, Cardinal Domenico Grimani: esiste ancora, all’angolo con via degli Avignonesi una lapide in omaggio a Paolo V che ricorda “l’adiacente area Grimana”:


    “PAULO V PONT OPT MAX OB ADIACENTEM AREAM GRIMANAM NUNCUPATAM GENS GRIMANA GRATI ANIMI MONUMENTUM FECIT”, ovvero “A Paolo V Pontefice Ottimo Massimo, presso l’adiacente area detta Grimana, la famiglia Grimana per gratitudine eresse a memoria”.

  • 1625

    In seguito, intorno al 1625, la piazza prese il nome di “Sforza a Capo le Case”, per le proprietà del cardinale Sforza, che comprendeva anche la villa del cardinale Rodolfo Pio da Carpi, posta nella zona di Capo le Case.


    Dopo Alessandro Sforza Santafiora, duca di Segni, il terreno, ove sorgeva la villa Carpi, fu acquistato dal cardinale Francesco Barberini, che vi fece erigere il grande palazzo.


    La piazza era limitata da abitazioni modeste con i loro orti e giardini, dal grande palazzo Barberini e dal teatro di corte costruito dal Bernini, ospitante 2.000 posti, che restò in opera fino al 1873.

  • 1847

    Nel 1642 Papa Urbano VIII Barberini diede un’impronta definitiva alla piazza ponendo al centro di essa una delle più belle fontane di Roma, la fontana del Tritone del Bernini. Già nella seconda metà dell’Ottocento, quando Roma era ancora Capitale dello Stato della Chiesa con a capo il cosiddetto “Papa Re”, l’edificio che oggi è Palazzo Caruso diventa di proprietà degli antenati degli attuali proprietari: la famiglia napoletana Caruso.


    La Signora Maria Balboni, moglie morganatica del Principe Doria d’Angri di Napoli, riceve in eredità il prezioso immobile, di soli tre piani quando ancora la famiglia abitava stabilmente a Napoli presso i Palazzi della famiglia Doria d’Angri. È infatti nel 1872 che la Signora Maria Balboni richiede la sopraelevazione dell’edificio e Palazzo Caruso segue la progressiva trasformazione urbanistica della zona.

  • 1872

    Alla sua morte, la Signora Maria Balboni lascia in eredità l’edificio ai nipoti Enrico (il famoso tenore) Giuseppe ed Elvira Caruso, nonna dell’attuale proprietario.


    La famiglia Caruso nei primi anni del ‘900 si trasferisce a vivere nella capitale. Appartiene al ceto di Professionisti ed Artisti di Roma e vive tra la prestigiosa “Villa Stuart“ sul Monte Mario di Roma, attualmente trasformata nella “Casa di Cura Villa Stuart” e l’attico a palazzo Cerasi in via del Babuino.

  • 1900

    È in quest’epoca che il Palazzo, non fungendo più da residenza della famiglia, diviene albergo prendendo il nome di Hotel Des Anglais poi Hotel Pensione Pincio.


    A seguito della scomparsa di Elvira Caruso, il palazzo diviene proprietà di sua figlia Donna Maria Caruso, tra le prime donne a laurearsi in Architettura e belle Arti, sposa dell’Avvocato imprenditore Mario Cussino.

  • 1940

    Nella seconda metà degli anni ’40 Maria Caruso, nel contesto post bellico, cambia la destinazione d’uso dell’immobile per trasformarlo in uffici di rappresentanza e nei successivi anni ’90 suo figlio, l’Architetto Bruno Cussino ne diviene l’attuale proprietario.

  • Oggi

    Bruno Cussino, specializzato nel recupero e restauro degli edifici storici della Roma antica, a partire dal 2013 intraprende un lungo processo di risanamento strutturale e tipologico funzionale di Palazzo Caruso per riportarlo ai suoi antichi splendori dopo la parentesi bellica.


    In collaborazione con suo figlio Simonpietro, che ha curato la parte estetica dell’albergo attraverso la commistione di modernità e l’utilizzo di pezzi di mobilio storici restaurati appartenuti alla famiglia Caruso, nel 2018 il palazzo riapre i battenti divenendo l’Hotel Palazzo Caruso.